Mente e Cosmo: ridurre a zero il riduzionismo

Tomas Negel contro il neodarwinismo materialista

Quando lo scienziato saccente esce dal laboratorio e pretende di spiegare al mondo delle verità che vanno oltre la possibilità di dimostrazione empirica, è il filosofo che deve farsi avanti per rimetterlo al suo posto.

Lotta impari nell'epoca dello scientismo, sotto il pontificato dei tecnici e dei cosiddetti esperti. Significa mettersi contro il mondo accademico. Significa perdere l'onore, la credibilità, potenzialmente la carriera.

Ma Thomas Negel non è esattamente l'ultimo degli idioti. Filosofo rinomato dai tempi del suo pamplet antiriduzionista "Cosa si prova a essere un pipistrello" (1974), è abbastanza impavido e ugualmente preparato per mettere in dubbio l'indubitabile, per sfidare il Golia del consenso scientifico neodarwinista.

Agile come la fionda di re Davide, il suo "Mente e cosmo - Perché la concezione neodarwiniana della natura è quasi certamente falsa" (2012) va dritto al punto per mettere fuori combattimento un'ipotesi scientifica che pretende di farsi ideologia assoluta. Poco più di 100 pagine e tre capitoli, che come una tripletta vanno a colpire i punti sensibili del neodarwinismo lasciandolo in ginocchio, agonizzante.

L'idea da combattere: l'universo, l'esperienza umana, l'intera realtà sarebbero riducibili a giochi di molecole, atomi, particelle subatomiche impazzite che si scontrano, si fondono, producono la realtà.

L'origine della vita e la sua propagazione sarebbero frutto di un processo casuale, eppure spiegabile con la teoria dell'evoluzione e, in ultima analisi, dalle cieche leggi della fisica.

"La filosofia è morta. I filosofi non si sono tenuti al passo con gli sviluppi moderni della scienza - in particolare della fisica" - Stephen Hawking

Un monolite ideologico, dal quale peraltro Negel dopo la pubblicazione del libro ha dovuto difendersi, che è in realtà un gigante dai piedi d'argilla. I tre proiettili nella fionda del filosofo sono coscienza, conoscenza e valore: è difficile sostenere che questi tre aspetti dell'esperienza umana possano essere ridotti a una pura interazione di elementi fisici scaturita da processi evolutivi casuali. 

Il problema è quello della relazione tra mente-corpo, che un secolo fa pareva essersi risolto con la finta soluzione del dualismo cartesiano: anima e corpo, psiche e materia, sono due regni diversi.

Ed era la psiche, per Cartesio, ad avere preminenza. La sua reazione anti-realista, alle estreme conseguenze, portava alla concezione di un universo più che misterioso, inconoscibile. Al massimo, nella visione idealista, ci si poteva mettere d'accordo tra punti di vista soggettivi.

"Cogito ergo sum" - penso dunque sono. L'esistenza segue il pensiero, viene dopo la mente.

monismo e dualismo

Era l'anima, la coscienza personale, a interpretare, e quindi a creare la realtà. L'idealismo, una forma di platonismo fuori tempo massimo, avrebbe poi causato una reazione contraria e persino peggiore: il realismo materialista, secondo cui ciò che non è oggettivamente sperimentabile con il metodo scientifico o non esiste o, se esiste, è pura convenzione: una finzione umana che potrà sempre - se non oggi, domani - essere ridotta a formula fisica.

Il problema della soggettività

Nell'ambito della coscienza, a inizio '900 il riduzionismo fisico prende il nome di "comportamentismo": gli stati dell'anima umana, della coscienza, sono misurati e studiati sulla base delle loro manifestazioni materiali - le uniche osservabili, dunque le uniche che contano.

A metà secolo si fa un passo avanti: non conta più il comportamento esterno, ma il fenomeno fisico, medico del cervello, anch'esso osservabile. È la teoria dell'identità psico-fisica. La domanda però resta: com'è possibile la relazione tra l'intimo della coscienza, immateriale, e il piano fisico e osservabile dei neuroni? Non si sa, ma ecco che il funzionalismo cerca di inserire il tutto nel quadro dell'evoluzione della specie: la coscienza e gli stati emotivi sono illusioni prodotte dal cervello con l'obiettivo della sopravvivenza del corpo. Credete di amare la vostra ragazza? Baggianate, sono i neuroni che vi vogliono veder figliare come conigli. 

Eppure se la coscienza non è riducibile, resta da capire come possa questa essere figlia di un processo puramente fisico. Come possa questo dar vita a un qualcosa di esterno alla stessa materia prima - biologica, chimica, atomica - con cui funziona. Né l'ipotesi neodarwinista né la visione fisicista del mondo possono rispondere.

Capacità cognitiva e astrazione: l'anima razionale dell'uomo

Il secondo problema è quello della conoscenza, o meglio, della vera capacità cognitiva: ben diversa dal nozionismo di un computer o dalla simulazione linguistica di un'intelligenza artificiale. Quello che la fisica e la cieca evoluzione non possono spiegare è la capacità dell'essere umano, dell'essere senziente e razionale, di passare dal soggettivo all'oggettivo. Di comprendere che esiste una legge generale inducibile dall'esperienza.

Una capacità di astrazione che permette di estranearsi dalla propria soggettività, di intuire, di sapere che esiste una realtà esterna a noi, oggettiva. 

Al contrario degli animali, l'uomo ha la possibilità di ignorare e di andare oltre o persino contro i semplici stimoli sensuali che - stando alla vulgata determinista - sono gli unici elementi a guidarne l'esistenza e, come specie, l'evoluzione.

"Nella percezione ordinaria, siamo come meccanismi governati da un algoritmo che preserva la verità.
Ma quando ragioniamo, siamo come un meccanismo che può vedere che l’algoritmo che segue preserva la verità.
È accaduto qualcosa che ha messo le nostre menti in contatto immediato con l’ordine razionale del mondo, o almeno con gli elementi fondamentali di tale ordine, che a loro volta possono essere utilizzati per raggiungervi molto di più."

Soggettivismo o realismo morale

Il fatto che il furto sia sbagliato dipende dalla nostra interpretazione soggettiva dell'evento, o dal fatto che il furto - tendenzialmente ogni furto - sia in se stesso sbagliato?

In altre parole: il male è solo una categoria mentale frutto delle nostre opinioni e disposizioni personali o esiste realmente, al di fuori della nostra mente? 

"I giudizi di valore e il ragionamento morale fanno parte della vita umana e, di conseguenza, fanno parte delle evidenze fattuali riguardo a ciò di cui gli esseri umani sono capaci. L’interpretazione di facoltà come queste è inevitabilmente rilevante per il compito di scoprire la migliore spiegazione scientifica o cosmologica di ciò che siamo e di come siamo venuti all’esistenza."

Se il realismo morale è vero, i motivi che stanno alla base delle nostre valutazioni morali non possono essere spiegati in termini darwinisti, e ne sono indipendenti. Nagel cita e ribatte allo studio di Sharon Street, "A Darwinian Dilemma for Realist Theories of Value", che riassume l'ortodossia materialista e riduzionista per la quale le nostre valutazioni morali sono semplice frutto della selezione naturale, "perché la capacità di cogliere una tale verità [morale ndt], a differenza della capacità di rilevare verità indipendenti dalla mente riguardo al mondo fisico, non contribuirebbe in alcun modo alla capacità riproduttiva."

Ma a ben pensarci è vero proprio il contrario: l'esistenza dei giudizi morali prova una delle due seguenti:

  1. La selezione naturale non ha l'effetto di reprimere caratteri inutili per la sopravvivenza della specie, oppure
  2. La selezione naturale non riesce a spiegare l'uomo nella sua totalità.

Nagel infatti non nega la teoria evolutiva, non è questo il punto del libro e dei suoi argomenti. Nagel afferma che la comprensione del mondo che possiamo ricavare a partire dall'ipotesi dell'evoluzione, la comprensione del mondo puramente materialista, semplicemente non è sufficiente a dare un quadro completo della creatura uomo. 

L'alternativa inaspettata

Sebbene non abbia la pretesa di risolvere nessuno di questi tre problemi definitivamente, Nagel oppone alla visione materialista, a suo dire incompleta e acciecata dai dogmi del fisicismo, alcune alternative:

  • l'ipotesi teleologica: la teoria dell'evoluzione e le leggi della fisica non sono casuali e il loro scopo, il motivo per cui esistono e il fine verso cui puntano, va oltre la mera natura.
  • l'ipotesi panpsichica: se la coscienza emerge dalla materia, se il non-fisico emerge dal fisico, l'unica ipotesi che permetta di risolvere la contraddizione, escludendo quella teleologica e/o teologica, è presumere che in qualche modo essa fosse, misteriosamente e inspiegabilmente, già presente nel mondo materiale. 

Ma sono davvero tutte qui le alternative? Negare il riduzionismo significa tornare al vecchio dualismo cartesiano, o gettarsi su qualche ipotesi fantasiosa, o inconsistente? Non manca qualcosa?

Ebbene sì, manca l'ipotesi che darebbe senso all'unità di mente e corpo, alla capacità razionale dell'anima umana, al realismo morale e alle sue implicazioni per la felicità dell'uomo. Mancano Aristotele e Tommaso d'Aquino. 

Sebbene nel suo "Lo sguardo da nessun luogo" Nagel sembri avvicinarsi molto al sinolo aristotelico, il suo ateismo gli impedisce di accettare una visione teologica, unica e coerente conclusione della sua corretta intuizione teleologica.

È il vero limite di Mente e Cosmo: manca la pars construens. La menzogna è stata smascherata - ora serve ristabilire la Verità.